Mi permetto di riportare liberamente qualche brano (forse esplicativo) dell’opera fantasiosa e riflessiva nel suo delirio…direttamente dalla fervida fantasia di, Charles L. Dogson (alias Lewis Carroll) e della sua stupefacente opera: “Alice's Adventures in Wonderland “.
…ma Alice s'era tanto abituata ad assistere a cose straordinarie, che le sembrava stupido che la vita si svolgesse in modo naturale.
…Leverò soltanto gli occhi e dirò: «Chi sono io? Ditemi prima chi sono. Se sarò quella che voi cercate, verrò su; se no, resterò qui inchiodata finchè non sarò qualche altra.»
…Via, via cari miei! È tempo di andare a letto! - Ciascuno trovò un pretesto per andarsene, e Alice rimase sola.
…Da una parte, sarebbe un bene non diventare mai vecchia; ma da un'altra parte dovrei imparare sempre le lezioni, e mi seccherebbe!
…Temo di non potermi spiegare, - disse Alice, - perchè non sono più quella di prima, come vedi
…Se tutti badassero ai fatti loro, - esclamò la Duchessa con un rauco grido, - il mondo andrebbe molto più presto di quanto non faccia. Non sarebbe un bene, - disse Alice, lieta di poter sfoggiare la sua dottrina. - Pensi che sarebbe del giorno e della notte! La terra, com'ella sa, ci mette ventiquattro ore a girare intorno al suo asse...
…Il tempo non vuol esser battuto. Se tu fossi in buone relazioni con lui, farebbe dell'orologio ciò che tu vuoi.
…Non credo che giochino realmente, - disse Alice lagnandosi. - Litigano con tanto calore che non sentono neanche la loro voce... non hanno regole nel giuoco; e se le hanno, nessuno le osserva... Ti piace la Regina? Domandò il Gatto a voce bassa. Per nulla! - rispose Alice; - essa è tanto... - Ma s'accorse che la Regina le stava vicino in ascolto, e continuò -...abile al giuoco, ch'è inutile finire la partita. La Regina sorrise e passò oltre. Quando Alice apparve fu chiamata da tutti e tre per risolvere la questione. Essi le ripeterono i loro argomenti; ma siccome parlavano tutti in una volta, le fu difficile intendere che volessero.Il carnefice sosteneva che non si poteva tagliar la testa dove mancava un corpo da cui staccarla; che non aveva mai avuto da fare con una cosa simile prima, e che non voleva cominciare a farne alla sua età. L'argomento del Re, era il seguente: che ogni essere che ha una testa può essere decapitato, e che il carnefice non doveva dire sciocchezze. L'argomento della Regina era questo: che se non si fosse eseguito immediatamente il suo ordine, avrebbe ordinato l'esecuzione di quanti la circondavano. (E quest'ingiunzione aveva dato a tutti quell'aria grave e piena d'ansietà.)
…Il giuoco va meglio, ora, - disse per alimentare un po' la conversazione. Eh sì, - rispose la Duchessa, - e questa è la morale: «È l'amore, è l'amore che fa girare il mondo.» …Proprio così, - disse la Duchessa, - e la morale è questa: «Sii ciò che vuoi parere» o, se vuoi che te la dica più semplicemente: «Non credere mai d'essere diversa da quella che appari agli altri di esser o d'esser stata, o che tu possa essere, e l'essere non è altro che l'essere di quell'essere ch'è l'essere dell'essere, e non diversamente.»… Che commedia! - disse il Grifone, parlando un po' per sè, un po' per Alice.Quale commedia? - domandò Alice.Quella della Regina, - soggiunse il Grifone. - È una sua mania, ma a nessuno viene tagliata la testa, mai. Vieni! Qui tutti mi dicono: «Vieni!» - osservò Alice, seguendolo lentamente. - Non sono mai stata comandata così in tutta la mia vita! …E sedettero e per qualche minuto nessuno parlò. Alice intanto osservo fra sè: «Come potrà mai finire se non comincia mai?» Ma aspettò pazientemente.
…E generalmente così facendo si perde del tempo, interruppe il Grifone.
...si fa un avant-deux…Ne potrei raccontare cominciando da stamattina, - disse timidamente Alice; - ma è inutile raccontarvi quelle di ieri, perchè... ieri io ero un altra.
…«Vorrei che si finisse presto il processo, - pensò Alice, - e che si servissero le torte!» Ma nessuno si muoveva intanto, ed ella cominciò a guardare intorno per ammazzare il tempo. Alice non aveva mai visto un tribunale, ma ne aveva letto qualche cosa nei libri, e fu lieta di riconoscere tutti quelli che vedeva. «Quello è il giudice, - disse fra sè, - perchè porta quel gran parruccone. - E quello è il banco dei giurati, - osservò Alice, - e quelle dodici creature, - doveva dire «creature», perchè alcune erano quadrupedi, ed altre uccelli, - sono sicuramente i giurati.» E ripetè queste parole due o tre volte, superba della sua scienza, perchè giustamente si diceva che pochissime ragazze dell'età sua sapevano tanto…Alice nell'orecchio del Grifone. - Non possono aver nulla da scrivere se il processo non è ancora cominciato. Scrivono i loro nomi, - bisbigliò il Grifone; - temono di dimenticarseli prima della fine del processo. Che stupidi! - esclamò Alice sprezzante, ma tacque subito, perchè il Coniglio bianco, esclamò: - Silenzio in corte! - e il Re inforcò gli occhiali, mettendosi a guardare ansiosamente da ogni lato per scoprire i disturbatori. Alice vedeva bene, come se fosse loro addosso, che scrivevano «stupidi», sulle lavagne: osservò altresì che uno di loro non sapeva sillabare «stupidi», e domandava al vicino come si scrivesse. «Le lavagne saranno tutte uno scarabocchio prima della fine del processo!» pensò Alice. Un giurato aveva una matita che strideva. Alice non potendo resistervi, girò intorno al tribunale, gli giunse alle spalle e gliela strappò di sorpresa. Lo fece con tanta rapidità che il povero giurato (era Guglielmo, la lucertola) non seppe più che fosse successo della matita. Dopo aver girato qua e là per ritrovarla, fu costretto a scrivere col dito tutto il resto della giornata. Ma a che pro, se il dito non lasciava traccia sulla lavagna?
…Che cosa sai di quest'affare? - domandò il Re ad Alice. Niente, - rispose Alice. Proprio niente? - replicò il Re. Proprio niente, - soggiunse Alice. È molto significante, - disse il Re, volgendosi ai giurati.Essi si accingevano a scrivere sulle lavagne, quando il Coniglio bianco li interruppe: Insignificante, intende certamente vostra Maestà, - disse con voce rispettosa, ma aggrottando le ciglia e facendo una smorfia mentre parlava. Insignificante, già, è quello che intendevo - soggiunse in fretta il Re; e poi si mise a dire a bassa voce: «significante, insignificante, significante...» - come se volesse provare quale delle due parole sonasse meglio. Alcuni dei giurati scrissero «significante», altri «insignificante.».
Allora il Re, che era stato occupatissimo a scrivere nel suo taccuino, gridò: - Silenzio! - e lesse dal suo libriccino: «Norma quarantaduesima: - Ogni persona, la cui altezza supera il miglio deve uscire dal tribunale.»Tutti guardarono Alice. Io non sono alta un miglio, - disse Alice. Sì che lo sei, - rispose il Re. Quasi due miglia d'altezza, - aggiunse la Regina. Ebbene non m'importa, ma non andrò via, - disse Alice. - Inoltre quella è una norma nuova; l'avete inventata or ora. Che! è la più vecchia norma del libro! - rispose il Re. Allora dovrebbe essere la prima, - disse Alice. Allora il Re diventò pallido e chiuse in fretta il libriccino. Ponderate il vostro verdetto, - disse volgendosi ai giurati, ma con voce sommessa e tremante. Maestà, vi sono altre testimonianze, - disse il Coniglio bianco balzando in piedi. - Giusto adesso abbiamo trovato questo foglio. Che contiene? - domandò la Regina. Non l'ho aperto ancora, disse il Coniglio bianco; - ma sembra una lettera scritta dal prigioniero a... a qualcuno. Dev'essere così - disse il Re, - salvo che non sia stata scritta a nessuno, il che generalmente non avviene. A chi è indirizzata - domandò uno dei giurati. Non ha indirizzo, - disse il Coniglio bianco, - infatti non c'è scritto nulla al di fuori. E aprì il foglio mentre parlava, e soggiunse: - Dopo tutto, non è una lettera; è una filastrocca in versi. Sono di mano del prigioniero? - domandò un giurato. No, no, -rispose Il Coniglio bianco, questo è ancora più strano. (I giurati si guardarono confusi.) Forse ha imitato la scrittura di qualcun altro, - disse il Re.(I giurati si schiarirono.) Maestà, - disse il Fante, - io non li ho scritti, e nessuno potrebbe provare il contrario. E poi non c'è alcuna firma in fondo. Il non aver firmato, - rispose il Re, non fa che aggravare il tuo delitto. Tu miravi certamente a un reato; se no, avresti lealmente firmato il foglio. Vi fu un applauso generale, e a ragione, perchè quella era la prima frase di spirito detta dal Re in quel giorno. Questo prova la sua colpa, - affermò la Regina. Non prova niente, - disse Alice. Ma se non sai neppure ciò che contiene il foglio! Leggilo! - disse il re. Il Coniglio bianco si mise gli occhiali e domandò: - Maestà, di grazia, di dove debbo incominciare ? Comincia dal principio, - disse il Re solennemente... e continua fino alla fine, poi fermati.
Or questi erano i versi che il Coniglio bianco lesse:
«Mi disse che da lei te n'eri andato,
ed a lui mi volesti rammentar;
lei poi mi diede il mio certificato
dicendomi: ma tu non sai nuotar.
Egli poi disse che non ero andato
(e non si può negar, chi non lo sa?)
e se il negozio sarà maturato,
oh dimmi allor di te che mai sarà?
Una a lei diedi, ed essi due le diero,
tu me ne desti tre, fors'anche più;
ma tutte si rinvennero, - o mistero!
ed eran tutte mie, non lo sai tu?
Se lei ed io per caso in questo affare
misterioso involti ci vedrem,
egli ha fiducia d'esser liberato
e con noi stare finalmente insiem.
Ho questa idea che prima dell'accesso,
(già tu sai che un accesso la colpì),
un ostacol per lui, per noi, per esso
fosti tu solo in quel fatale dì.
Ch'egli non sappia chi lei predilige
(il segreto bisogna mantener);
sia segreto per tutti, chè qui vige
la impenetrabile legge del mister.»
Questo è il più importante documento di accusa, - disse il Re stropicciandosi le mani; - ora i giurati si preparino.Se qualcuno potesse spiegarmelo, - disse Alice (la quale era talmente cresciuta in quegli ultimi minuti che non aveva più paura d'interrompere il Re) - gli darei mezza lira. Non credo che ci sia in esso neppure un atomo di buon senso. I giurati scrissero tutti sulla lavagna: «Ella non crede che vi sia in esso neppure un atomo di buon senso».Ma nessuno cercò di spiegare il significato del foglio.Se non c'è un significato, - disse il Re, noi usciamo da un monte di fastidi, perchè non è necessario trovarvelo. E pure non so, continuò aprendo il foglio sulle ginocchia e sbirciandolo, ma mi pare di scoprirvi un significato, dopo tutto... «Disse... non sai mica nuotar.» Tu non sai nuotare, non è vero? continuò volgendosi al Fante. Il Fante scosse tristemente la testa e disse: - Vi pare che io possa nuotare? (E certamente, no, perchè era interamente di cartone). Bene, fin qui, disse il Re, e continuò: «E questo è il vero, e ognun di noi io sa.» Questo è senza dubbio per i giurati. «Una a lei diedi, ed essi due gli diero.» Questo spiega l'uso fatto delle torte, capisci... Ma, disse Alice, - continua con le parole: «Ma tutte si rinvennero». Già, esse son la, -disse il Re con un'aria di trionfo, indicando le torte sul tavolo. - Nulla di più chiaro. Continua: «Già tu sai che un accesso la colpì»,- tu non hai mai avuto degli attacchi nervosi, cara mia, non è vero?- soggiunse volgendosi alla Regina. Mai! - gridò furiosa la Regina, e scaraventò un calamaio sulla testa della lucertola. (Il povero Guglielmo! aveva cessato di scrivere sulla lavagna col dito, perchè s'era accorto che non ne rimaneva traccia; e in quell'istante si rimise sollecitamente all'opera, usando l'inchiostro che gli scorreva sulla faccia, e l'usò finche ne ebbe.) Dunque a te questo verso non si attacca, disse il Re, guardando con un sorriso il tribunale. E vi fu gran silenzio.È un bisticcio soggiunse il Re con voce irata, e tutti allora risero. Che i giurati ponderino il loro verdetto - ripetè il Re, forse per la ventesima volta quel giorno. No, disse la Regina. - Prima la sentenza, poi il verdetto. È una stupidità - esclamò Alice. - Che idea d'aver prima la sentenza! Taci! - gridò la Regina, tutta di porpora in viso. Ma che tacere! disse Alice. Tagliatele la testa! urlò la Regina con quanta voce aveva. Ma nessuno si mosse. Chi si cura di te? Disse Alice, (allora era cresciuta fino alla sua statura naturale.); Tu non sei che la Regina d'un mazzo di carte. A queste parole tutto il mazzo si sollevò in aria vorticosamente e poi si rovesciò sulla fanciulla: essa diede uno strillo di paura e d'ira, e cercò di respingerlo da sè, ma si trovò sul poggio, col capo sulle ginocchia di sua sorella, la quale le toglieva con molta delicatezza alcune foglie secche che le erano cadute sul viso.
Risvegliati, Alice cara,- le disse la sorella, - da quanto tempo dormi, cara! Oh! ho avuto un sogno così curioso! disse AliceSi sedette, con gli occhi a metà velati e quasi si credè davvero nel Paese delle Meraviglie; benchè sapesse che aprendo gli occhi tutto si sarebbe mutato nella triste realtà.Alice avrebbe conservato nei suoi anni maturi il cuore affettuoso e semplice dell'infanzia…con molte strane storielle e forse ancora col suo sogno di un tempo: le sue avventure nel Paese delle Meraviglie.
Schiavi moderni è una raccolta gratuita di testimonianze di moderno precariato flessibile (fino talora a raggiungere angoli retti!) curata da Beppe Grillo.
Buona lettura a tutti.
Schiavi moderni. Il precariato nell'Italia delle meraviglie.
Versione elettronica gratuita.
Precario in Antartide (post sul precariato giovanile e non).
Lo schiavo in outbound (ulteriore post sul precariato giovanile e non).
Stato precario (nuovo post sul precariato in genere)
"Tre gradi d'affitto" (ennesima testimonianza di una giovane psicologa precaria)
Gli scaloni non finiscono mai (che ne sarà della pensione per i giovani?).
Il presidente e i precari (basteranno solo i ringraziamenti ed i buoni propositi vebali?)
Caruso prekarioski (e l'utilizzo strumentale della politica di una verità scomoda)
Gli schiavi moderni, ( il libro e le verità scomode, negate dal corriere della sera)
Falsificazioni pericolose, ( ovvero le notizie fastidiose che l'informazione dei grandi poteri non digerisce)
Ennesima testimonianza sul mondo del lavoro e la sua distanza per chi vi fuoriesce
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Il vero nome della legge sul precariato (e le sue conseguenze)
Lavoro precario italiano e la condanna dell'ONU!
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